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Il Castello
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Relativamente poche le armi rinvenute nel castello ma, anche se l’inventario non fa menzione di alcun pezzo di artiglieria, la presenza nei depositi del castello di barili di zolfo e salnitro, ingredienti base della polvere da sparo, fa sospettare che le artiglierie, insieme alle armi migliori, fossero già state portate via da Luigi Gesualdo.

Il feudo e il castello di Calitri, assegnati successivamente a Consalvo de Cordova, primo viceré spagnolo del regno di Napoli, furono restituiti a Luigi III Gesualdo solo dopo la sottomissione di quest’ultimo a Ferdinando il Cattolico, avvenuta nel 1506(16).

Il castello in epoca vicereale

Nel 1561, mentre Luigi IV Gesualdo acquistava il titolo di principe di Venosa, un terremoto distrusse gran parte del castello di Calitri che, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, attraversò un periodo di abbandono, rimanendo per molti mesi all’anno disabitato, affidato soltanto alle cure di un castellano(17). Ogni tanto accoglieva, per un breve soggiorno, il cardinale Alfonso, assurto ai vertici della carriera ecclesiastica e residente per la maggior parte del tempo a Roma, o qualcuno dei feudatari, che però preferivano abitare nelle altre dimore della famiglia, a Napoli, a Gesualdo o nella nuova residenza di Venosa.

Il 20 agosto 1613 Emanuele Gesualdo, unico erede maschio del vecchio principe Carlo, morì cadendo da cavallo durante una battuta di caccia. Il giovane lasciava la moglie, Polissena von Fürstemberg, incinta di sette mesi, e una bimba di due anni, Isabella. La giovane vedova, che fino a quel momento aveva abitato nel castello di Venosa, decise di trasferirsi e don Carlo, che si era ritirato da molti anni a Gesualdo, scrisse subito ai suoi uomini di fiducia affinché riparassero il castello di Calitri e lo rendessero accogliente per le due principesse, alle quali fu riservato l’appartamento una volta abitato dal cardinale Alfonso Gesualdo. Pochi giorni dopo, l’8 settembre, anche il vecchio principe moriva, e così toccò alla principessa Polissena seguire i lavori, che durarono un intero anno.

Le relazioni dei lavori, conservate nell’archivio di Stato di Napoli insieme con alcune lettere che si riportano in appendice(18), offrono nuove informazioni sul castello. A partire dal mese di settembre 1613 sono documentati pagamenti per l’acquisto e il trasporto di calce e pietre, estratte dalle cave tra Calitri e Cairano; tavole di quercia, di castagno e di abete, queste ultime fatte venire da Pescopagano; poi chiodi, serrature, tela, cera, colla e altri materiali da costruzione.

Le porte e le finestre del castello furono accomodate con tavole di castagno, furono acquistate e messe in opera serrature e maniglie nuove, fu accomodata la rimessa della carrozza, fu rifatto il ponte levatoio con tavoloni di quercia e furono acquistate perfino “quattro catenacce per le carcere”. I lavori in muratura interessarono alcuni locali di servizio come la dispensa, la cucina e le cisterne, oltre al grande salone con la loggia, in un angolo del quale fu costruita una scala a chiocciola (“lumaca”).

 
   
     
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