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La chiesa parrocchiale di San Canio
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La Cronista conzana, scritta nel 1691, dedica molto spazio alla parrocchiale di Calitri, con una “bellissima nave ornata di cappelle, e […] la sua sacristia ricca di sopellettili ed argenti”, servita da un folto clero composto di 47 persone, tra religiosi calitrani e forestieri(12);il manoscritto parla anche, per la prima volta, dell’esistenza di una statua con la reliquia di San Canio e ricorda alcuni arcipreti di Calitri, tra cui “don Giovanni Balascio persona dignissima, don Salvatore Zampaglione, huomo meritevole e di stima, ed al presente vi è […] don Francesco Margotta”.

Segue l’elenco dei benefici e delle cappelle della chiesa e del paese e l’elenco delle confraternite che vi afferivano: la confraternita di San Canio, quella “di preti e laici sotto il titolo del Nome di Gesù”, la confraternita del Rosario, “la quale possiede una grandiosa massaria di vacche e di pecore […] che costituiscono una buonissima rendita”, la confraternita del Corpo di Cristo, quella di Monte Serrato e, in una piccola chiesa fuori delle mura, la confraternita di San Bernardino((13). Al manoscritto era allegata una raffigurazione della Terra di Calitri, dominata dal grande castello, con lo stemma civico e l’effigie del santo patrono(14).

Un’altra veduta di Calitri alla fine del XVII secolo, riportata nel Regno di Napoli in prospettiva di Giovan Battista Pacichelli(15), mostra la chiesa come una fabbrica alta e rettangolare, situata vicino alle mura; il campanile non è visibile,e questo fa pensare che all’epoca non vi fosse una torre campanaria, ma solo un piccolo campanile a vela(16). Questa è l’unica immagine esistente dell’antica parrocchiale, prima che i terremoti di fine secolo la distruggessero.

Il terremoto del 1694 e la ricostruzione

Dopo i terremoti del 1692 e del 1694 la chiesa, in gran parte crollata, fu chiusa al culto(17). Fu innalzata a parrocchiale la chiesa del vicino monastero dell’Annunziata, mentre i defunti furono sepolti nel cimitero del convento di San Sebastiano e nella stessa Annunziata; si riprese a seppellire nella chiesa madre solo dopo il 1699(18).

Nel 1707 in un registro parrocchiale si parla di nuovo della statua di San Canio, esposta alle preghiere dei fedeli insieme alla Madonna del Rosario e alla reliquia di San Biagio quando, a causa di un’eruzione del Vesuvio, “nevicò cenere di modo che di mezogiorno s’oscurò il sole” e per tranquillizzare i calitrani atterriti don Antonio Berrilli, rettore “pro tempore” della parrocchia, ordinò di

esponere la statua della Beatissima Vergine del Rosario, dove si cantorno litanie, Salve Regina, e Rosario […] la statua del glorioso nostro protettore S. Canio, et la reliquia di S. Biasi anco protettore, dentro il braccio d’argento, avanti le quali si dissero le litanie dei santi, e doppo s’andò avanti l’altare del Santissimo a cantare li salmi penitenziali, e con questi atti di penitenza si schiarì l’aria(19).

 
   
     
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