Le chiese antiche
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San Pietro
In tempi remoti la chiesa di San Pietro si trovava al centro di un piccolo casale che verso la fine del Trecento, con l’espandersi dell’abitato, fu racchiuso all’interno delle mura urbane. Nel Cinquecento la cappella di San Pietro si trovava “intus terre Caletri”, nelle vicinanze della porta del Pozzo, e aveva due altari: sul maggiore c’era il quadro con San Pietro e il gallo, oggi conservato nella chiesa dell’Immacolata, mentre sull’altro c’era l’immagine di Santa Lucia e San Donato(4).
Secondo il “tavolario” Pietro Vinaccia nel 1737 la chiesa era ancora officiata e in occasione della visita dell’arcivescovo Nicolai, nel 1740, si presentava con un solo altare, intitolato all’apostolo, nel quale si conservavano le reliquie di San Pietro, Sant’Andrea Avellino e San Pasquale Baylon; nel 1753 aveva come rettore don Giuseppe Maria Rinaldi. Nel 1820 il beneficio era stato trasferito nella parrocchia di San Canio; oggi il ricordo della chiesa sopravvive nel toponimo “vico San Pietro”.
San Nicola alla Posterla
Tra le quattro porte di Calitri, quella detta “Posterla” doveva essere poco più di un buco nelle mura. Si trovava in cima a un’erta che dominava il territorio circostante; nelle vicinanze della porta c’erano un forno, che apparteneva al feudatario, e numerose fosse usate come depositi di grano; subito fuori dalle mura gli scoscesi terrazzamenti accoglievano piccoli orti e vigneti.
Nei pressi della Posterla, nel XVI secolo, Antonio Gatto (o Gatta) fece costruire per la sua famiglia una cappella intitolata a San Nicola.
La famiglia Gatto era una delle più influenti del paese (uno Scipione Gatto fu sindaco di Calitri) e abitava nella piazza antica, in quello che oggi è conosciuto come “il palazzo del Barone(5)” perché, estintasi la famiglia Gatta, fu acquistato e ristrutturato dai Mirelli, feudatari di Calitri.
Nel 1561 la chiesa fu danneggiata da un terremoto; ricostruita per incarico di Salvatore Gatto, durante la visita pastorale del 1656 mancava del tetto; nel 1582 era stata ultimata la ricostruzione, ma la cappella aveva un solo altare e mancava di parati e di immagini sacre(6); nel catasto del 1753 fu tassata per 78 once(7) e nel 1820, sebbene fosse in cattive condizioni, era ancora officiata.
Il vicolo stretto e tortuoso, alla fine dell’attuale via Alfonso Del Re, dove sorgeva la chiesa, si chiama vico San Nicola e ancora nel XX secolo sopravviveva l’antica porta lignea della cappella, decorata da una semplice croce fatta di chiodi.
Esisteva nel territorio di Calitri, ma fuori dal paese, un’altra cappella di San Nicola, con la quale spesso si confonde la precedente; si trattava di una chiesetta rurale che era “grancia” (cioè succursale) dell’abbazia di San Lorenzo in Tufara, nelle vicinanze di Pescopagano(8).