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Le chiese antiche
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Santa Sofia e il convento di San Sebastiano

Dopo una grave epidemia di peste, tra il 1480 e il 1489 fu fondato “ad radices montis et oppidi Caletri”, per volere dei Gesualdo e dell’Università, un convento di francescani riformati intitolato a San Sebastiano; in un breve del 1489 papa Innocenzo VIII ne autorizzava la costruzione insieme con la chiesa, un piccolo campanile a vela, il cimitero, il chiostro, il refettorio, il dormitorio, gli orti e tutte le altre strutture necessarie(9).

Negli stessi anni(10) e per le stesse ragioni venne innalzata fuori dalle mura, su un poggio a breve distanza dal paese, la chiesa di Santa Sofia. Il titolo completo della chiesa, riportato nella visita compiuta dall’arcivescovo Marcantonio Pescara nel 1582, è il seguente: “Venerabilis ecclesia gloriosissimi martyris beati Sebastiani, et gloriosissimae Virginis beatae Sophiae ac beati Betthasij”; il diritto di patronato, come per il convento, apparteneva all’Università e ai conti Gesualdo; la chiesa aveva tre altari.

La vicinanza di Santa Sofia, del convento e dell’ospizio (hospitale), tutti concentrati fuori dalle mura e lungo la “strada de pedi”(11), fa pensare che questa zona alla fine del XV secolo venisse usata come lazzaretto. Invece nei secoli successivi i versanti della collina a sud dell’abitato, tra le “Strettole”, il “sierro di San Biase” e la “Cascina” si riempirono di orti e vigneti, alcuni dei quali appartenevano ai feudatari.

Il convento, costruito in un luogo poco salubre, non ospitò mai più di sei frati; fu più volte abbandonato e ripreso da diversi ordini religiosi - minori riformati, carmelitani, minori osservanti - e chiuso una prima volta nel 1662, in occasione della soppressione dei piccoli conventi voluta da Innocenzo X. Nonostante l’Università di Calitri ne chiedesse il mantenimento, sia il ministro generale dell’ordine francescano sia l’arcivescovo di Conza, constatatone lo stato di profondo abbandono, ne decretarono, pochi mesi dopo il terremoto del 1688, la definitiva chiusura(12); dopo la soppressione il convento andò in rovina e un documento del 1717 lo definiva “diruto”(13).

Anche la chiesa di Santa Sofia fu danneggiata dal terremoto; il beneficio fu trasferito nella chiesa madre e nel catasto del 1753 Santa Sofia, ormai ridotta a una “cappella diruta extra moenia”, fu tassata per sole 8 once. Nella visita pastorale del 1820 non è citata.



 
   
     
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