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Cimiteri e sepolture
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Nel 1609 “Todescha Fruscio”, vedova del “quondam Donato de Anglesio” e appartenente a una famiglia molto ricca (sia i fratelli sia il suocero erano notai), disponeva nel suo testamento che “lo corpo suo sia sepellito dentro l'ecclesia di Santo Canio magiore di Calitro alla sepoltura della cappella de la casa di notare Giovanni Anglese suo socero(12)”. All'atto notarile è allegato anche un “inventario delle robbe lasciate da Todescha Fruscio […] fatto ad istantia de Cesare e Bartolomeo Fruscio”; evidentemente per i due ricchi fratelli Frucci (nel 1623 il notaio Bartolomeo Frucci fu sindaco di Calitri) nei patti matrimoniali della sorella defunta c'era ancora qualcosa da discutere(13).

Mentre i più abbienti potevano programmare con cura il proprio funerale, stabilire dove essere sepolti e lasciare offerte per la celebrazione di messe in memoria, per i cittadini poveri la scelta era limitata; nel 1607 Domenico Cennarulo, che abitava a casa del cugino Luciano “ubi dicitur la strata di santo Petro seu lo puzzo”, sceglieva la chiesa madre, dichiarando di contentarsi di “quella sepoltura che piacerà a detto Luciano suo herede(14)”, mentre nello stesso anno “Giovanni de Angelo Torciano”, abitante “alla strata di piedi”, chiedeva di essere sepolto “alla sepoltura dello comune con tanta cura quanta piacerà ad Angelella sua moglie, che per essere povero detto testatore si remette a detta Angelella(15)”.

Nella chiesa di San Canio, in una tomba davanti all’altare maggiore, fu sepolto nel 1672 l'arcivescovo di Conza, Jacopo Lente (o Lenzio), morto mentre si trovava ospite dei principi Ludovisi nel castello di Calitri(16).

* * *

L'uso di seppellire i defunti nelle chiese cominciò a essere abbandonato all'inizio del XIX secolo e durante il decennio francese (1806-1815) anche nel Regno di Napoli fu decretato che i cimiteri fossero costruiti lontano dall'abitato.

Così, nei primi decenni dell'Ottocento, l'amministrazione comunale di Calitri deliberò la costruzione di un cimitero extraurbano e, dopo molte discussioni, individuò una zona a ovest del paese, a circa un chilometro di distanza dall'abitato. Nei tempi antichi questa località era chiamata Cicondella e, per la sua felice esposizione a sud, era ricca di vigneti e oliveti, come è ricordato anche in un'epigrafe che venne collocata nella cappella della congregazione del Purgatorio, all'interno del nuovo cimitero(17). L'epigrafe indica come data di apertura del cimitero l'anno 1850 e, secondo alcuni documenti qui riportati, nell'agosto del 1842 i lavori erano già incominciati.

I terreni prescelti per la costruzione del cimitero, estesi per circa un ettaro (quasi tre moggia), appartenevano a Giuseppe Margotta (1 moggio e tre misure) e a Giambattista Cubelli (1 moggio e una misura), ai quali, come risarcimento dei suoli espropriati, fu offerto “un luogo nel Pascone dell'abitato, proprietà del Comune, vicino al cimitero dei colerosi(18)”.

 
   
     
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