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Appunti per una biografia di
Alfonso Gesualdo (1540 - 1603)

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Alfonso Gesualdo arcivescovo di Conza

Conza era sede vescovile dal VI secolo d. C., prima diocesi suffraganea di Salerno e in seguito, dall’XI secolo, sede arcivescovile metropolitana. Alla fine del Seicento l’archidiocesi aveva sei sedi suffraganee (Muro Lucano, Lacedonia, Sant'Angelo dei Lombardi, Bisaccia, Monteverde e Satriano) e racchiudeva ventiquattro paesi appartenenti alle province di Principato Ultra, Principato Citra e Basilicata. I paesi erano, oltre a Conza,Sant'Andrea di Conza, Santomenna, Colliano, San Gregorio, Vietri di Potenza, Selvitella, Auletta, Buccino, Palomonte, Contursi, Oliveto, Senerchia, Quaglietta, Calabritto, Caposele, Teora, Andretta, Cairano, Calitri, Pescopagano, Valva, Laviano e Castelnuovo di Conza.

L'arcivescovo possedeva inoltrele abbazie di Santa Maria de Foris e di San Mauro (nei pressi di Buccino), i feudi rustici di Cisterna, Cerrutolo e Castiglione de Comitissa (vicino Calitri), Castiglione de Murra (nei pressi di Morra), il casale di Mauriello (presso Pescopagano), la terra di Torricella (nell'agro di Buoninventre), il casale di Boiara (presso Teora) e l'abbazia di Santa Maria in Elce (a poca distanza da Calitri). Infine, fuori della diocesi, appartenevano alla Mensa arcivescovile anche l'abbazia di Santa Venere con il feudo di Palorotondo.

Nel XVI secolo la città di Conza aveva perso l’importanza avuta nei secoli precedenti, ma conservava numerose vestigia degli antichi splendori; era circondata da una potente cinta di mura, le strade conservavano la pavimentazione di epoca romana e ospitava, oltre a diversi ruderi di edifici antichi, la cattedrale e il palazzo baronale, “con membri assay(14)” e con un grande giardino. Il palazzo era quasi sempre abbandonato, poiché a causa del clima poco salubre della città i feudatari preferivano abitare nei castelli di Gesualdo o di Calitri, più comodi in tempo di pace e più sicuri in tempo di guerra. Nemmeno gli arcivescovi di solito risiedevano a Conza, bensì a Santomenna (d’inverno, per il clima più mite) o a Sant'Andrea (d’estate, per il clima più fresco); in ognuno di questi due casali, sui quali la Curia esercitava la giurisdizione, sorgeva un palazzo arcivescovile.

La cattedrale(15), intitolata alla Vergine Assunta, era sorta sui resti di una basilica di epoca romana, della quale aveva mantenuto l’impianto a tre navate, con la navata principale, più alta delle laterali, conclusa da un’abside semicircolare. Nella cripta della cattedrale, secondo la tradizione, erano stati deposti i corpi di diversi santi. La chiesa, giudicata “di buon disegno” e “assai bella”, tra il XV e il XVI secolo accolse le sepolture dei conti di casa Gesualdo, che costruirono all’estremità della navata destra la loro cappella gentilizia, con l’altare privilegiato intitolato a Santa Maria delle Grazie: la cappella era ornata da finissime sculture in marmo, tra cui alcuni tondi con bassorilievi raffiguranti Virtù(16).

 
   
     
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