Il culto dell'Immacolata Concezione
in Calitri
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La chiesa attuale, a tre navate, costruita dopo il terremoto del 1910 e rifatta più o meno nella stessa forma dopo il 1980, è molto diversa dalla costruzione originaria. Della fabbrica settecentesca è rimasto solo il portale principale, in pietra calcarea, composto da una cornice quadra sormontata da un timpano curvo spezzato, con alle estremità due giare e al centro una nicchia vuota centinata con una conchiglia all’interno; la nicchia è decorata da due volute laterali e da una croce alla sommità. L’opera richiama il portale della chiesa napoletana di Santa Maria della Pace, realizzato intorno al 1676 da Francesco Antonio Picchiatti.
La statua e l’altare dell’Immacolata
Nel 1735 fu commissionata a uno scultore attivo a Napoli (forse Giacomo Colombo) la statua lignea dell’Immacolata.
L’opera segue un modello che ebbe grande diffusione in Età Moderna e nel quale, secondo l’iconografia barocca(6), Maria è raffigurata in trionfo, eretta sul globo terrestre, mentre schiaccia il serpente, rappresentazione del peccato; ai suoi piedi compare la mezzaluna, che simboleggia il costante divenire del mondo terreno; la Vergine, circondata da angeli e cherubini, è incoronata da dodici stelle, con le mani giunte in preghiera oppure, come nella statua calitrana, raccolte sul seno.
L’immagine della Vergine con le mani raccolte in seno compare in numerose opere realizzate in quegli anni e fu usata da artisti come Battistello Caracciolo, Cesare Fracanzano, Bernardo Cavallino, Guido Reni e Jusepe de Ribera; lo stesso modello si incontra in alcuni dipinti di Paolo de Majo, il pittore preferito di Sant’Alfonso de’ Liguori.
Nel 1738 l’intagliatore siciliano Baldàssare Abate realizzò il nuovo altare maggiore in legno di tiglio indorato epolicromato(7). L’altare è diviso in tre scomparti da quattro colonne corinzie, con i fusti decorati da girali di fogliami indorati e le basi quadrate e ospita nella nicchia centrale, più grande, la statua della Vergine; ai lati, in due nicchie più piccole, sono collocate le statuette in cartapesta di San Giuseppe e San Filippo Neri, acquistate nel 1747 a Napoli(8). Al centro, sotto la nicchia più grande, una cornice lignea con l’immagine stilizzata della terra murata di Calitri. La composizione è chiusa in alto da un architrave con marcati aggetti al di sopra delle colonne, che sorregge un complesso fastigio con cartocci e putti indorati culminante in una grande corona sormontata dalla Croce. Ai lati della mensa, preceduta da tre gradini, si aprono le due porte che immettono al vano retrostante.
Nell’area compresa tra la Campania e la Lucania altari simili non sono rari; uno dei più belli, conservato nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Lacedonia, fu realizzato negli stessi anni ma forse da una bottega diversa, altri si trovano a Forenza, a Genzano e a Savoia di Lucania, tutti in provincia di Potenza(9).