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Il culto dell'Immacolata Concezione
in Calitri

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Padre Margotta e la devozione alla Vergine Immacolata

Calitri fu una delle terre che più subì l'influenza spirituale della congregazione redentorista, fondata da Sant'Alfonso Maria de Liguori nel 1731 e subito diffusasi nelle diocesi più povere e abbandonate del Regno di Napoli.

La spiritualità alfonsiana fu introdotta in Calitri anche attraverso l'opera di p. Francesco Maria Margotta (1699-1764), uno dei primi padri spirituali della confraternita dell’Immacolata. Di famiglia benestante, si addottorò in giovanissima età in utroque jure (diritto civile ed ecclesiastico) e da subito decise di dedicarsi al servizio della Chiesa e dei poveri. Egli visse proprio negli anni in cui i missionari Gesuiti giravano le province del Regno per promuovere la devozione verso l'Immacolata Concezione e non è difficile immaginare che tutta la prima parte della sua vita si sia svolta sotto l'influenza della Vergine di Calitri; aveva 11 anni quando, dopo una missione dei Gesuiti guidati da p. Castellano, fu fondata la confraternita calitrana, e ne aveva 15 quando fu aperta la chiesa dell'Immacolata.

Monsignor Giuseppe Nicolai, arcivescovo di Conza, lo nominò suo vicario generale e poi rettore del Seminario, ma all’età di 48 anni p. Margotta decise di rinunciare a ogni carica per seguire Sant’Alfonso Maria de’ Liguori ed entrò da novizio nella Congregazione del Santissimo Redentore. Fu amico di Sant’Alfonso e di San Gerardo Maiella e donò tutte le sue ricchezze, tra cui il palazzo di famiglia al centro di Calitri, per finanziare la costruzione della nuova casa redentorista di Materdomini, della quale in seguito fu rettore. Morì a Napoli in concetto di santità e fu sepolto a Pagani.

Si debbono a p. Margotta e alla sua lunga azione pastorale in Calitri molte delle tradizioni religiose del nostro paese. Nel periodo in cui fu padre spirituale della confraternita dell’Immacolata commissionò la statua e l'altare che tuttora si vedono nella chiesa; istituì, insieme con il sacerdote don Angelo Gervasi senior, la processione del Venerdì Santo e di certo diede un grosso contributo alla diffusione presso il popolo delle canzoncine alfonsiane, che costituiscono ancora oggi gran parte del repertorio sacro calitrano.

 
   
     
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