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La Congregazione del SS. Redentore
a Calitri

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In Età Moderna molte zone del Regno erano quasi sconosciute(4) e avevano grande bisogno di cura pastorale; per questo motivo erano state fondate diverse congregazioni con finalità missionarie, a partire da quella istituita nel 1611, nel Collegio Massimo dei Gesuiti in Napoli, dal p. Francesco Pavone (1569-1637). Negli anni successivi seguirono la congregazione dei Pii Operai del venerabile Carlo Carafa, quella delle Apostoliche Missioni, quella dei Missionari di San Vincenzo de Paoli (Padri Lazzaristi) e quella dei Padri Passionisti, fondata nel 1728 da San Paolo della Croce(5). Il nuovo istituto alfonsiano si proponeva di continuare la tradizione missionaria della congregazione di p. Pavone e di assistere le diocesi più bisognose del Regno di Napoli; tuttavia, vivendo Alfonso in un periodo storico nel quale si tendeva a limitare il grande potere del clero e a non autorizzare la fondazione di nuovi istituti, egli dovette affrontare non pochi ostacoli per realizzare il suo proposito.

Nonostante le difficoltà, in pochi anni la congregazione alfonsiana riuscì ad a aprire quattro case nel Regno: Ciorani, vicino Mercato San Severino, in provincia di Salerno, nel 1736; Pagani, nei pressi di Salerno, che divenne la casa principale dei Redentoristi, nel 1743; Deliceto, in provincia di Foggia, nel 1745; Materdomini di Caposele, nel 1747. In Materdomini esisteva da tempi remotissimi un santuario intitolato a Santa Maria de Silere, poi, dal XVI secolo, a Santa Maria Mater Domini; nel 1747 l'arcivescovo di Conza, Giuseppe Nicolaj (1731-1758), affidò ai Redentoristi la cura del sacro luogo e della bella chiesa, danneggiata dal sisma del 1732(6). Ecco come p. Tannoia, confratello e primo biografo di Sant'Alfonso, racconta le vicende della fondazione di Materdomini:

Mentre Alfonso stava in Foggia, Iddio aprì la strada ad un'altra fondazione nell'arcidiocesi di Conza. Viveva in una somma afflizione monsignor Nicolai arcivescovo di quella metropoli, vedendo che quella diocesi quanto era vasta e bisognosissima di spirituale aiuto, altrettanto era destituita di operai evangelici. Un giorno aprendo egli il suo cuore a d. Giovanni Rossi, un tempo pio operaio, poi zelante arciprete in Contursi, e a d. Francesco Margotta gentiluomo, e grande operaio nella terra di Calitri, uomini tutti e due eminenti in santità, e zelantissimi nella gloria di Gesù Cristo, questi gli proposero, come mezzo al suo fine molto opportuno, lo stabilire in diocesi una casa di operai diretti dal p. Liguori. Informatosi l'arcivescovo dell'opera di Alfonso e dell'utile ch'ella recava alle altre diocesi, non ne volle di più per seguire il loro consiglio. Si fecero vari divisamenti; ma alla fine considerandosi che al di fuori della terra di Caposele vi era una chiesa dedicata a Maria SS. dotata di qualche rendita, fu risoluto di cederla ai missionari e veder di stabilirli in quel luogo(7).

 
   
     
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