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Da Atella ad Acerenza
Il viaggio di San Canio

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E' molto probabile che fosse proprio Arnaldo a organizzare il trasferimento del corpo di San Canione da Atella ad Acerenza. Ma sarebbe stato lo stesso arcivescovo, per favorire la diffusione in Lucania del culto del santo, a far circolare, con l'aiuto dei Benedettini del monastero di San Lorenzo in Aversa, ai quali era molto legato, la leggenda del ritrovamento delle ossa del martire Canio e di una fantomatica traslazione ad Acerenza avvenuta tre secoli prima, al tempo del vescovo Leone. Scrive in proposito Antonio Vuolo:

Bisogna considerare che, retrodatando di tre secoli la presenza del corpo di S. Canione ad Acerenza, il rapporto di patrocinio del santo sulla città avrebbe guadagnato un maggior prestigio [...] altresì, l'attivo episcopato di Arnaldo avrebbe ricevuto un più illustre carisma dall'inventio di un antico patrono, che non dalla translatio di un santo di recente acquisizione nella vita religiosa della diocesi(5).

La traslazione delle spoglie di San Canio si svolse lungo un itinerario che legava in quegli anni i principali centri normanni: da un lato Aversa, da poco divenuta diocesi, dall'altro lato le città lucane di Melfi e Venosa, rispettivamente residenza e cimitero dei primi duchi normanni. La grande somiglianza tra le cattedrali di Aversa e di Acerenza, costruite nello scorcio dell'XI secolo su modelli francesi, testimonia una volta di più lo stretto legame delle due città in epoca normanna(6).

In breve tempo tutta la zona che va da Capua a Foggia, sotto la spinta dei Normanni e dei Benedettini, fu unificata dal punto di vista politico e culturale, e quando, tra l'XI e il XII secolo, fu iniziato l'ampliamento della chiesa abbaziale della Santissima Trinità di Venosa, il modello fu ancora una volta quello della vicina cattedrale di Acerenza. Il culto di San Canio, prima limitato alla sola Terra di Lavoro, conobbe un nuovo impulso e si diffuse in tutta l'area compresa tra il beneventano e la Puglia, mentre il nome del santo martire fu incluso in numerosi testi liturgici di area cassinese, beneventana e lucana. San Canio è citato anche in un martirologio appartenuto alla Santissima Trinità di Venosa, e ancora nel XVIII secolo l'abbazia possedeva in Ascoli Satriano, una cittadina non troppo distante da Calitri, alcune terre in una zona chiamata il “Vallone di San Canio(7)”.

Per quanto riguarda l'itinerario seguito dal corteo con le spoglie del martire, è molto probabile che esso, partendo da Atella, seguisse più o meno il percorso della via Appia, dirigendosi dapprima verso l'importante città di Benevento, per poi proseguire il viaggio lungo le valli del Calore e dell'Ofanto, attraverso le terre una volta appartenute ai Longobardi e occupate in seguito dai Normanni. Lo stesso percorso era stato utilizzato pochi anni prima, nel 1059, dal papa Nicola II per recarsi al sinodo di Melfi, attraversando Benevento e Venosa; qui il pontefice aveva fatto una sosta per consacrare la chiesa benedettina della Santissima Trinità. E' molto probabile dunque che il corteo fosse passato nelle immediate vicinanze di Calitri e non è da escludere che avesse fatto tappa nella vicina abbazia benedettina di Santa Maria in Elce, che si trovava a breve distanza della contrada “li Monti”, dove la tradizione vuole che l'urna con i resti di San Canio, poggiata sopra una grossa pietra, avesse fatto miracolosamente suonare le campane di Calitri.

 
   
     
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