TURISMO A CALITRI

accoglienza, itinerari, folklore, prodotti tipici

ACCOGLIENZA TURISTICA
Scheda della città, dormire e mangiare, come arrivare
ITINERARI TURISTICI
Alla scoperta di Calitri: il centro storico, le chiese, i musei, le bellezze naturali della campagna circostante
FOLKLORE E PRODOTTI TIPICI
Feste religiose e folkloristiche, fiere e mercati, prodotti tipici di Calitri

Appunti per una biografia di Alfonso Gesualdo (1540 – 1603)

Il 14 febbraio 1603 moriva il cardinale Alfonso Gesualdo, decano del Sacro Collegio e arcivescovo di Napoli dal 1597 al 1603, uno degli uomini più energici tra quanti ressero la diocesi napoletana. Il suo nome resta legato alla fondazione della chiesa romana di Sant’Andrea della Valle e al riordinamento delle parrocchie della città di Napoli, che egli portò a termine nel 1598. Di Alfonso Gesualdo non esiste ancora una biografia completa; il presente saggio si propone, nel quarto centenario della morte del cardinale, di integrare i contributi più recenti e le notizie finora disponibili con nuovi documenti, che consentano di delineare con maggiore precisione la sua figura(1).

I Gesualdo

La fortuna dei Gesualdo(2) era iniziata in epoca angioina e nel primo periodo del regno aragonese non aveva subito mutamenti. Alla fine del XV secolo la famiglia dominava numerose terre tra la Campania e la Basilicata, tra le quali spiccavano Gesualdo, con il castello di famiglia, e Calitri, con un altro castello “maestoso e commodo(3)”; possedeva inoltre, “cum titulo et honore comitatus”, la città di Conza, centro importante in epoca romana e altomedievale e sede arcivescovile(4).

Nel 1494 il conte di Conza Luigi III Gesualdo (m. 1524) si ribellò al re Alfonso II d’Aragona per seguire il cognato Antonello Sanseverino, che parteggiava per i Francesi. Sconfitto in battaglia, il conte fu arrestato insieme ai fratelli e al cognato, mentre i suoi beni vennero incamerati dalla Corona. Solo nel 1507, dopo averprestato atto di sottomissione al re spagnolo Ferdinando il Cattolico, Luigi III riebbe i feudi confiscati(5).

A Luigi successe Fabrizio (m.1545), il quale si mantenne fedele alla Spagna e a Carlo V, “sostenendolo con le armi(6)”. Dopo la pace tra Francesco I e Carlo V, Fabrizio si ritirò nel castello di Calitri, dove visse insieme al fratello Camillo, arcivescovo di Conza dal 1517 al 1535, e al secondogenito Troiano, divenuto in seguito arcivescovo della stessa diocesi (1535-1539)(7). Nel possesso del feudo gli successe Luigi IV (m. 1584).

Cognomi e soprannomi calitrani nel ‘700 ricavati dagli atti preliminari del “Catasto onciario”

Nel 1741, per ordine del re Carlo di Borbone, fu introdotto nel Regno di Napoli il nuovo catasto, chiamato “onciario” perché i guadagni e le tasse di ogni cittadino erano espresse in once (1 oncia = 6 ducati). Il catasto di Calitri, redatto tra il 1752 e il 1753, si conserva nell’Archivio di Stato di Napoli, fondo Catasto onciario, voll. 4974 – 4981(1). Gli atti preliminari furono stilati dal sindaco, dagli eletti, dall’arciprete e dai rappresentanti del feudatario, con l’aiuto di alcuni notai. Nel mese di settembre 1752, all’inizio della compilazione del catasto, era sindaco di Calitri Marco Galgano, con gli eletti Nicolò Paolantonio, Lonardo di Maio, Donato Cestone e Giuseppe di Napoli; dall’ottobre 1752 fu sindaco Giuseppe Codella, con gli eletti Pasquale Berrilli. Antonio del Cogliano, Donato Pignone, Antonio di Milia e Antonio Toglia. Per redigere gli atti l’Università [il Comune] di Calitri si rivolse al notaio Giuseppe Cestone, calitrano. Il notaio dell’arciprete fu Giovanni Lupone, di Calitri, e quello della curia arcivescovile di Conza fu Pasquale Scauzullo, di Sant’Andrea.

Tra gli atti preliminari, nel volume 4974, c’è lo “stato delle anime” compilato nel 1753 dall’arciprete don Giovanni Borrillo e autenticato dal notaio Giovanni Lupone; al documento è allegato l’elenco completo dei 3732 abitanti di Calitri in quell’anno, nel quale si possono leggere oltre 300 cognomi diversi e circa 60 soprannomi che si possono confrontare con l’elenco dei cognomi cinque-secenteschi pubblicato da Vito Acocella nella Storia di Calitri.(2) Nel documento l’arciprete annota scrupolosamente lo stato civile e le parentele di molti cittadini (vedova, seconda o terza moglie, sorella, zio, patrigno e così via), la condizione sociale (serva, «lattara», dottore), le menomazioni fisiche («surdo», muto, cieco) e, per i forestieri, la provenienza (di Andretta, di Carbonara, «di Rionegro»); registra una coppia di gemelle («Agnesa e Flavia Tuozzolo»), una suora (suor Maria Celeste),un dottor fisico (Filippo Ciaffa), un sordo («Donato surdo»), un carcerato (Cesare di Lucrezia), un ricco possidente (Don Giambattista Berrilli) e molti altri. Vi sono anche due indicazioni toponomastiche, «sotto il giardino» e «sotto le case cadute», seguite dall’elenco delle persone che abitavano in quei luoghi.

Qui di seguito si trascrivono l’elenco dei componenti del clero, una lista dei cognomi e una dei soprannomi contenuti nello “stato delle anime” e nel “libro degli apprezzi”. I cognomi sono stati elencati adottando la stessa redazione usata dall’arciprete o dal sindaco, con le possibili varianti tra parentesi; quelli evidenziati in corsivo sono i più antichi, presenti già nell’elenco di Acocella. Tra parentesi, quando è presente, il luogo di provenienza della famiglia, annotato dall’arciprete vicino ad alcuni cognomi forestieri. Nel secondo elenco sono riportati i nomi di alcune persone seguiti dai rispettivi soprannomi, o da altre annotazioni circa la loro condizione, che permettevano di individuarli con sicurezza tra i concittadini.

Polisportiva Calitri

La Storia (pagina 2)
Questa ascesa sembra dover finire con la catastrofe del terremoto del novembre 1980.
Dopo la forzata sospensione dell’attività per alcuni mesi, nell’estate del 1981 tutti i dirigenti ed i soci, via via sempre più numerosi, animati da uno spirito di ripresa pensano di affidare la conduzione della Polisportiva Calitri ad un personaggio carismatico, profondo conoscitore del calcio, che nel frattempo, per motivi di lavoro, si era trasferito a Calitri dalla vicina Pescopagano. Si trattava del Prof. Michele Pontillo, originario di Rivello (PZ), già Presidente della società calcistica di Pescopagano da oltre un ventennio.

Sotto la sua presidenza che va dal 1981 al 1990, anno in cui scompare prematuramente dopo breve malattia, inizia la grande epopea della Polisportiva Calitri Calcio. Una società che cresce a livello d’immagine anno dopo anno, allestendo squadre di calcio con competenza e qualitativamente sempre superiori. 
Per sette anni la Polisportiva disputa il campionato di 1^ categoria con piazzamenti onorevoli da centro alta classifica. Si arriva così al campionato 1987-1988 che vede, finalmente, la Polisportiva prevalere sulle altre concorrenti e vincere così il campionato accedendo alla categoria superiore: la “Promozione”. All’epoca la “Promozione” era il primo campionato d’importanza regionale dal quale si accedeva all’allora IV Serie e quindi al semiprofessionismo ancora vigente in quegli anni.

Viene pertanto allestita una squadra formata da calciatori qualitativamente e tecnicamente validi. I campionati di Promozione del 1988-89 e 1989-90 furono due stagioni sportive esaltanti chiusi in classifica rispettivamente al terzo ed al secondo posto.

Frattanto nella primavera del 1990, qualche mese prima della chiusura del campionato, le condizioni di salute del Presidente peggiorarono fino alla sua prematura morte. Poco tempo prima il Presidente aveva ritirato presso la Federcalcio di Roma la medaglia quale riconoscimento di dirigente Benemerito “per una vita spesa al servizio dello sport ed alla divulgazione della pratica calcistica”.

Per dare continuità a quanto fatto fino ad allora dal prof. Michele Pontillo, la dirigenza decide di proporre la presidenza della società al figlio, dott. Gaetano Pontillo, che seppur tra mille tentennamenti accettò l’incarico, anche per onorare la figura paterna che teneva tanto per il calcio e per questa società sportiva.

FOLKLORE E PRODOTTI TIPICI

Numerose sono le feste di carattere religioso che si svolgono durante l’anno; momenti intensissimi che si rinnovano da oltre tre secoli.
La Processione del Venerdì Santo, i festeggiamenti per il Santo Patrono (25 maggio e 1° settembre) e l’Immacolata Concezione (8 settembre) coinvolgono tantissimi fedeli, molti sono quelli che per l’occasione ritornano a Calitri.
Oltre agli eventi religiosi, Calitri è da richiamo per la Fiera Interregionale (ultima settimana di agosto), il Motoraduno (inizio luglio), Raduno dei Gruppi Folk (agosto), il Presepe Vivente, CeramicArte e la mostra concorso di Presepi Tradizionali (nel periodo natalizio) ecc…
Tra le attività di artigianato artistico presenti a Calitri, si evidenziano i molti laboratori di produzione di ceramica, attività che si è tramandata nel corso dei secoli. In notevole espansione è la produzione di prodotti tipici alimentari come i salami, provoloni e formaggi, il pane di grano duro.
Non mancano le fiere e il mercato settimanale


MANIFESTAZIONI
Le principali manifestazioni religiose e folkloristiche, fiere e mercati
PRODOTTI TIPICI
La ceramica, i caciocavalli, i salami

RICETTE LOCALI
I piatti tipici della cucina calitrana
PRODUZIONE E VENDITA
L

Alfonso Gesualdo

Figlio di Luigi Gesualdo, Signore di Calitri, nacque a Calitri il 20 ottobre 1540. Egli visse a Calitri fino all’età di 21 anni. 

Il 23 febbraio 1561 fu nominato, da Papa Pio IV, Cardinale Diacono dell’arcidiocesi di Conza. Qui svolse la sua opera per ben 10 anni e durante questo periodo l’arcidiocesi conzana divenne una delle più fiorenti del regno. Durante il governo decennale dell’arcidiocesi di Conza egli continuò a dimorare a Calitri. 

Nel 1572, dopo aver rinunciato all’arcivescovato di Conza, fu chiamato a Roma da Pio V che lo trasferì all’ordine dei Cardinali Preti e il 9 marzo lo nominò Vescovo subvicario di Albano. Il 1° dicembre 1587, in seguito a una missione diplomatica saggiamente compiuta nelle Marche, fu trasferito al vescovado di Frascati ed in seguito a quello di Porto e di S. Rufina. 

Fu nominato, da Clemente VIII, Decano del S. Collegio dei Cardinali. Fu anche Prefetto della Congregazione dei Riti e protettore delle chiese dei regni di Napoli e Sicilia, e del Portogallo. Il 25 febbraio 1596 fu inviato, sempre da Clemente VIII, quale arcivescovo a Napoli, dove trascorse il resto della sua vita. Intervenne all’elezione di sette papi, e fu egli stesso papabile; ma gli impedirono la sua ascesa al trono pontificio, forse, il suo zelo filospagnolo e le tristi vicende familiari di suo nipote Carlo. 

Raccolse e pubblicò in un volume le sue Lettere Pastorali. Morì a Napoli il 14 febbraio 1603 e fu sepolto nel Duomo, nella navata sinistra, in un artistico monumento.

In Alfonso Gesualdo i contemporanei ammirarono la sua liberalità e il suo mecenatismo ( volle l’edificazione della sontuosa chiesa di S. Andrea della Valle a Roma, protesse e sostenne poeti ed artisti), la esemplarità dei costumi e le sue doti organizzative.

Padre Gerardo Cioffari nel libro “Calitri uomini e terre nel cinquecento” afferma che “nessun calitrano né prima né dopo di lui ha mai raggiunto la potenza a cui pervenne tra il 1585 ed il 1600 Alfonso Gesualdo”.

Il De Lollis dice di lui”… fu infatti Signore per la sua prudenza gentilezza e sapere non mai abbastanza celebrato ed amato universalmente da sommi Pontefici e carissimo ai Re ed altri principi e così intrepido et amator del giusto e dell’onesto….” 

Antonio Vaccaro nel suo libro su Carlo Gesualdo dice che fu “amico dei poveri e mecenate di grande liberalità, trattò con munificenza anche il poeta Torquato Tasso“. 

Il poeta Torquato Tasso nella sua famosa opera “Gerusalemme Conquistata”, canto XX, stanza 133 gli dedicò i seguenti versi: 

Co’ figli di valor, di gloria adorni
frà quali or fonda Alfonso in salda pietra;
e fia ch’Italia al primo onor ritorni,
s’ella mai grazia di adorarlo impetra.
E Carlo, a cui par che Venosa adorni
armi e corone, e la famosa cetra.
Qui l’insegna del cielo e ‘l gran cognome
avran dda genti sparse, ancise e dome.

Chiesa SS. ANNUNZIATA

Il Monastero delle benedettine (odierna Casa del Comune) fu fondato nel 1557 ed i lavori di costruzione dovettero essere terminati nel 1586, data che ci viene indicata da una lapide affissa ad un muro del monastero affacciantesi su via Roma e sulla quale troviamo scolpiti anche il monogramma dell’Annuncia- zione AGP (Ave Gratia Plena), insieme alle tre rose, simbolo dell’Universitas di Calitri che deteneva il diritto di patronato sul monastero. 
A quest’ultimo è annessa la Chiesa dell’ Annunziata,anch’essa cinquecentesca, dal tipico portale rinascimentale con lunetta, ispirato all’architettura romanicaA fianco:
Veduta esterna
  Da sinistra:
Portale
  Altare
Maggiore
  e aperta al culto l’11 febbraio 1571. All’interno della chiesa, l’altare maggiore ligneo, di stile barocco, risale al ‘700, è di pregevolissima fattura e le sculture rappresentano l’Annunziata e l’Angelo Annunziante e possono essere attribuite allo scultore di Lioni Pietro Nittoli.
Vi è un altro altare ligneo del XVIII secolo con una scultura che rappresenta una Madonna con Bambino.
Le due nicchie, attualmente vuote, originariamente, ospitavano due statue, una delle quali rappresenta S. Benedetto, patrono dell’Ordine del monastero ed è, oggi, conservata presso la chiesa madre di S. Canio.Altare Madonna con Bambino

e aperta al culto l’11 febbraio 1571. All’interno della chiesa, l’altare maggiore ligneo, di stile barocco, risale al ‘700, è di pregevolissima fattura e le sculture rappresentano l’Annunziata e l’Angelo Annunziante e possono essere attribuite allo scultore di Lioni Pietro Nittoli.
Vi è un altro altare ligneo del XVIII secolo con una scultura che rappresenta una Madonna con Bambino.
Le due nicchie, attualmente vuote, originariamente, ospitavano
 due statue, una delle quali rappresenta S. Benedetto, patrono dell’Ordine del monastero ed è, oggi, conservata presso la chiesa madre di S. Canio.