Cognomi e soprannomi calitrani nel ‘700 ricavati dagli atti preliminari del “Catasto onciario”

Nel 1741, per ordine del re Carlo di Borbone, fu introdotto nel Regno di Napoli il nuovo catasto, chiamato “onciario” perché i guadagni e le tasse di ogni cittadino erano espresse in once (1 oncia = 6 ducati). Il catasto di Calitri, redatto tra il 1752 e il 1753, si conserva nell’Archivio di Stato di Napoli, fondo Catasto onciario, voll. 4974 – 4981(1). Gli atti preliminari furono stilati dal sindaco, dagli eletti, dall’arciprete e dai rappresentanti del feudatario, con l’aiuto di alcuni notai. Nel mese di settembre 1752, all’inizio della compilazione del catasto, era sindaco di Calitri Marco Galgano, con gli eletti Nicolò Paolantonio, Lonardo di Maio, Donato Cestone e Giuseppe di Napoli; dall’ottobre 1752 fu sindaco Giuseppe Codella, con gli eletti Pasquale Berrilli. Antonio del Cogliano, Donato Pignone, Antonio di Milia e Antonio Toglia. Per redigere gli atti l’Università [il Comune] di Calitri si rivolse al notaio Giuseppe Cestone, calitrano. Il notaio dell’arciprete fu Giovanni Lupone, di Calitri, e quello della curia arcivescovile di Conza fu Pasquale Scauzullo, di Sant’Andrea.

Tra gli atti preliminari, nel volume 4974, c’è lo “stato delle anime” compilato nel 1753 dall’arciprete don Giovanni Borrillo e autenticato dal notaio Giovanni Lupone; al documento è allegato l’elenco completo dei 3732 abitanti di Calitri in quell’anno, nel quale si possono leggere oltre 300 cognomi diversi e circa 60 soprannomi che si possono confrontare con l’elenco dei cognomi cinque-secenteschi pubblicato da Vito Acocella nella Storia di Calitri.(2) Nel documento l’arciprete annota scrupolosamente lo stato civile e le parentele di molti cittadini (vedova, seconda o terza moglie, sorella, zio, patrigno e così via), la condizione sociale (serva, «lattara», dottore), le menomazioni fisiche («surdo», muto, cieco) e, per i forestieri, la provenienza (di Andretta, di Carbonara, «di Rionegro»); registra una coppia di gemelle («Agnesa e Flavia Tuozzolo»), una suora (suor Maria Celeste),un dottor fisico (Filippo Ciaffa), un sordo («Donato surdo»), un carcerato (Cesare di Lucrezia), un ricco possidente (Don Giambattista Berrilli) e molti altri. Vi sono anche due indicazioni toponomastiche, «sotto il giardino» e «sotto le case cadute», seguite dall’elenco delle persone che abitavano in quei luoghi.

Qui di seguito si trascrivono l’elenco dei componenti del clero, una lista dei cognomi e una dei soprannomi contenuti nello “stato delle anime” e nel “libro degli apprezzi”. I cognomi sono stati elencati adottando la stessa redazione usata dall’arciprete o dal sindaco, con le possibili varianti tra parentesi; quelli evidenziati in corsivo sono i più antichi, presenti già nell’elenco di Acocella. Tra parentesi, quando è presente, il luogo di provenienza della famiglia, annotato dall’arciprete vicino ad alcuni cognomi forestieri. Nel secondo elenco sono riportati i nomi di alcune persone seguiti dai rispettivi soprannomi, o da altre annotazioni circa la loro condizione, che permettevano di individuarli con sicurezza tra i concittadini.